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In tempi come questi, di sempre più frequenti allarmi sul progressivo esaurirsi dei combustibili fossili, di sempre più strenua ricerca di fonti energetiche alternative e rinnovabili, una buona notizia sembra provenire dai risultati di alcuni studi scientifici condotti nei laboratori della Sony.
Le batterie del futuro, destinato a far funzionare i nostri iPod, GPS, telefoni cellulari e notebook potrebbero infatti essere alimentate a partire da una fonte finora mai presa in considerazione, se non nelle ipotesi più fantascientifiche: lo zucchero. Che, poi, a pensarci bene, non è un’idea così peregrina: in fondo, noi esseri umani, non otteniamo forse la nostra energia proprio a partire dagli idrati di carbonio contenuti negli zuccheri?
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La notizia è di qualche mese fa, ma l’ho notata solo oggi grazie a Wired. Nel numero di marzo dell’American Journal of Psychiatry, un noto psichiatra d’oltreoceano di nome Jerald Block ha proposto che l’abuso di Internet sia da inserire nella prossima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, testo molto diffuso tra psichiatri e psicologi che dal 1952 raccoglie e classifica numerosi disturbi mentali (anche se il termine più appropriato sarebbe “disordini”), assieme ai criteri più idonei a diagnosticarli.
Nel motivare la sua ricerca, Block cita una ricerca svolta nella Corea del Sud, dove, dice, la dipendenza da Internet è considerata un serio problema per la salute pubblica e colpisce, secondo stime governative 168.000 bambini ogni anno. In Cina, invece, secondo il Beijing Military Region Central Hospital, i teenager “drogati” di PC e Internet sarebbero addirittura 10 milioni.
Ma cos‘è e come si manifesta la dipendenza da Internet? E, soprattutto, esiste come disturbo, o è l’ennesima trovata per vendere qualche nuovo psicofarmaco?
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Ecco un sito ideale per tutti gli studenti di medicina e gli appassionati di anatomia in genere. Con Visible Body è infatti possibile perlustrare il corpo umano per lungo e per largo, attraverso un affascinante e dettagliato modello tridimensionale.
L’interattività è una delle caratteristiche di questa applicazione online: è infatti possibile cercare singoli organi e parti del corpo, oltre a ruotare in ogni direzione il nostro modello, così da ottenere il miglior angolo visuale.
Ma su Visible Body non c‘è solo da vedere, perché ogni parte del corpo umano è corredata di spiegazioni scientifiche e informazioni interessanti. Al momento tutto il sito è in lingua inglese, ma vale la pena di sottolineare che si tratta ancora di una beta. Chissà che con la versione finale – al momento ancora lontana – non vengano previste anche lingue diverse…
Link: Visible Body